Giacomo Campo aveva 25 anni e 10 anni fa non tornò a casa.
Era un operaio dell’appalto ex #Ilva, costretto a subire la precarietà di un contratto a tempo determinato, con la speranza che insieme all”indeterminato”, un giorno, potesse arrivare anche un progetto di vita in cui programmare un futuro degno. Non era una tessera. Non era un numero. Era un lavoratore!
Ieri a Roccaforzata una fiaccolata e una stele che porta il suo nome lo riconsegnano alla sua comunità come voce, volto e nome da non dimenticare e affida alla sua storia la rivendicazione di un mondo del lavoro che non smette, come lui, di promuovere azioni e impegnarsi per un futuro degno, dove lavorare non significhi morire.
Nel frattempo il processo per fare luce sulla sua morte è ancora nella fase istruttoria e in questi mesi subirà un nuova battuta d’arresto a causa del cambio del giudice che lo sta celebrando. In una delle ultime udienze, in aula hanno parlato i colleghi della Steel Service per raccontare quelle ore drammatiche.
Ieri a Roccaforzata per la CGIL di Taranto, che insieme alla FILLEA CGIL ionica, ha contribuito alla realizzazione della stele di ricordo, era presente la componente della segreteria confederale, Lucia La Penna.