D’ARCANGELO A BITETTI SU TETTO STRANIERI: “L’INTEGRAZIONE UN VACCINO NON UNA MALATTIA”

“L’integrazione non è una malattia che si trasmette per contatto o vicinanza. Anzi è il vaccino contro l’intolleranza, l’estremismo o la violenza che purtroppo a Taranto abbiamo già toccato sulla pelle del povero Bakari Sako. Chi ha incarichi pubblici e responsabilità istituzionali, anche nella libertà di espressione delle proprie opinioni, deve valutarne sempre gli effetti e le ricadute culturali e sociali e soprattutto ha il dovere di fornire risposte e soluzioni in caso di mancata integrazione, sia di cittadini stranieri, quanto di cittadini e cittadine italiani ma fragili o in difficoltà”.

Il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, commenta a caldo le esternazioni del sindaco di Taranto a favore dei provvedimenti che il Ministro dell’Istruzione Valditara sul tetto di stranieri per ogni classe di scuola pubblica italiana.

“Bitetti – continua D’Arcangelo – parla di un problema che a Taranto non esiste. Non esiste un’emergenza immigrazione. Basti pensare che su 74.755 iscritti alle scuole pubbliche di Taranto e provincia solo 1990 (pari al 2,7%) sono non italiani. 996 di loro, tra l’altro, sono nati qui e quindi, anche se la legge continua a non riconoscerlo, italiani di fatto. Che senso hanno certe esternazioni? Invece, magari dall’amministrazione tarantina ci aspetteremmo un’adesione convinta all’appello delle amministrazioni dei comuni di Roma, Bergamo, Bologna e Milano che teorizzano l’apertura e l’integrazione del mondo scolastico senza alcun tetto”.


Così nella città che per 14 giorni si è aperta al Mediterraneo grazie allo sport, torna – secondo la CGIL – ad aleggiare la paura del diverso, del nero, dello straniero.


“Fuori da ogni conflitto ideologico oggi non voglio, infatti, parlare di razzismo – sottolinea D’Arcangelo – quanto di armi di distrazione di massa, perché mentre la scuola pubblica è sotto assedio e vittima di una delle più grandi stagioni di disimpegno economico, anche a favore del sistema di formazione privato, si preferisce parlare di straniero si o straniero no”.


“Così ricordo a me stesso, e poi al sindaco, che invece l’integrazione si fa non dividendo le classi, ma con un lavoro sistematico e continuo di politiche di welfare che riguardano sia i figli degli stranieri, sia i figli di italiani in difficoltà. Si fa con Piani Sociali di Zona che destinino finanze all’integrazione scolastica o a progetti in cui è prevista ad esempio la figura del mediatore culturale, con la nomina in tempi certi degli assistenti alla comunicazione, con edilizia scolastica e impiantistica adeguata o ad esempio con condizionatori o termosifoni funzionanti”.


“La scuola è il primo importante banco di prova per la nascita di una comunità educante – conclude D’Arcangelo – e quindi si cominci ad esempio dai piani che rispondono ai bisogni sociali ed educativi di chi abita qui, o garantendo l’assistenza ai bambini con disabilità gravi con la nomina di OSS e OSA nelle scuole. Il resto è incomprensibile parlare alle pance che nulla ha a che vedere con la Politica con la P maiuscola”.