EX ILVA. D’Arcangelo (CGIL): “Governo inadeguato. Ora risposte immediate per lavoratori a rischio”

Siamo arrivati ad un punto di snodo fondamentale, l’area a caldo dell’ex Ilva dovrà chiudere i battenti entro la fine del mese di ottobre, ovvero, entro i limiti temporali del decreto 425/2026 della Corte d’Appello di Milano.

Non è un esito inatteso e per questo da tempo chiedevamo che non fossero le lavoratrici e i lavoratori a pagare lo scotto di anni di mancate risposte, di assenze di politiche sanitarie, ambientali e industriali.

Silenzi e confusione che questo Governo ha voluto cementificare attorno al futuro di quei lavoratori.

Responsabilità di questo esecutivo che ci hanno condotto sin qui, dopo un percorso ad ostacoli e rinvii, con una gara internazionale per la cessione dello stabilimento continuamente in proroga, con un profilo per nulla chiaro sul percorso della decarbonizzazione, e l’inadeguatezza di un Ministro, come Urso, che ricorderemo probabilmente per i suoi tentennamenti e per le inaugurazioni di impianti che come sindacato avevamo denunciati come insicuri.

Eppure quella fabbrica quei lavoratori che rappresentiamo la conoscono bene. Eppure questo Governo, neanche per una volta, ha considerato la nostra proposta di un governo della fabbrica a maggioranza pubblica.

E questo lo dicevamo non solo nella logica futura della certezza del percorso della decarbonizzazione, ma anche nella gestione quotidiana della fabbrica quando i nostri delegati sul luogo di lavoro denunciavano l’assenza delle manutenzioni ordinarie e straordinarie sugli impianti con la conseguente perdita di sicurezza da ogni punto di vista, per il lavoro, per l’ambiente, per la salute pubblica, a partire da quella di lavoratrici e lavoratori all’interno del sedime industriale.

Ora, quell’allarme di bomba sociale pronta ad esplodere è ormai concreta.

Ora che il re è nudo, abbiamo un obiettivo immediato da raggiungere: la messa in sicurezza sociale delle lavoratrici e dei lavoratori; il blocco dei licenziamenti, a partire dai più esposti del sistema degli appalti (lavoratori manutentori, pulitori, edili, etc.).

Si tuteli da subito il reddito di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Perché il rischio non è solo la perdita di reddito. Non noi, ma la Magistratura ionica, infatti, all’inizio di febbraio 2026, dopo aver analizzato i dati legati alla sicurezza e alla legalità sul territorio, ha rilevato che quel quadro di incertezza legato alla mancanza di lavoro, alla crisi del colosso industriale, alimentava fenomeni di emarginazione, esclusione e avvicinamento alla criminalità che si manifesta con la violenza, a partire dai più giovani.

Perché questo è il mondo reale e noi, che qui viviamo con le nostre famiglie, di questo siamo preoccupati.

Le lavoratrici e i lavoratori pretendono risposte sul futuro dell’ex Ilva e il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese. Non accetteremo passivamente un piano che risolva il tutto con anni di cassa integrazione o peggio ancora licenziamenti già annunciati. Lo dobbiamo alla missione del sindacato e alla sopravvivenza di questo territorio.

Per noi non finisce qui, il tema della decarbonizzazione del ciclo industriale è vivo, reale, così come insegnano altri siti industriali più evoluti in giro per il mondo.