Si sgomberi il campo attorno alla discussione sull’ex ILVA e sul futuro della città, da approssimazione e faciloneria. E’ il tempo di rimanere concentrati sui migliori risultati possibili per l’ambiente, l’occupazione ed il futuro produttivo di Taranto e per farlo serve maggiore protagonismo e l’unità tra lavoratori e cittadini sulla base di dati tecnici e scientifici che possano garantire un futuro sostenibile!
Il “divide et impera” messo in atto dal Governo nazionale che continua a puntare sul tutto o niente e continua a non dare informazioni compiute e reali sulle implicazioni ambientali e sanitarie di questa vicenda sono l’unico vero bersaglio da mettere nel mirino e ognuno faccia la sua parte per la legittimità di rappresentanza di cui è portatore.
Al netto delle semplificazioni e delle speculazioni di chi pensa di avere la verità in tasca e la veicola con il populismo e la demagogia, noi come sindacato, come CGIL e FIOM CGIL intendiamo, ostinatamente, restare al merito delle questioni e continuare a cercare di dare il nostro contributo nel gestire la complessità di una vertenza che dura ormai da troppi.
I nodi da sciogliere sono tanti: salute, ambiente, lavoro non possono essere interscambiabili tra loro. Non esistono soluzioni semplici, come non lo è tutta questa vertenza, che però è giusto torni ad essere discussa e sviscerata qui dove si consumano drammi e contraddizioni. Ecco perché l’appello è a tutti a patto che le richieste non siano di quelle irrealizzabili che di fatto, infine, finiscono per dividere il fronte ed allungare i tempi.
Ed è per questa ragione che continuiamo a sostenere che qui si può produrre acciaio come si fa altrove senza compromettere nulla; perciò, per noi è imprescindibile realizzare i forni elettrici sul territorio e salvare tutti i posti di lavoro tra i diretti, i lavoratori di Ilva in AS, l’indotto e gli appalti come condizione fondamentale e imprescindibile della decarbonizzazione. Lo abbiamo sempre sostenuto, a partire dal progetto DRI Italia finanziato inizialmente dal PNRR e successivamente de finanziato dal governo Meloni ed inserito nel fondo di coesione e sviluppo. Quel progetto prevedeva, per sostenere la filiera dei forni elettrici un impianto di DRI.
E ancora, tutto questo va fatto in sei anni, non quattordici, perché aspettare ancora? Per avviare un processo di transizione ecologica così complesso è necessario uscire dalla fase di commissariamento ed intraprendere la strada di un intervento pubblico, sia finanziario che gestionale, che porti a termine il percorso della decarbonizzazione.
Bisogna cambiare l’attuale processo produttivo, lo abbiamo sempre sostenuto in tutti gli incontri e con documenti presentati in fase di riesame AIA abbiamo anche rivendicato lo strumento della Valutazione di Impatto Integrato Ambientale Sanitario (VIIAS) utile a definire un percorso diverso dalla produzione a carbone.
Giusto per essere chiari, ecco di seguito i punti che CGIL e FIOM CGIL ritengono fondamentali per il raggiungimento di una intesa soddisfacente:
1. Preciso impegno alla salvaguardia di tutti i profili professionali dei lavoratori diretti, di Ilva in AS, dell’indotto e degli appalti;
2. Riconoscimento in seno all’AIA dell’indicatore della Valutazione Integrata dell’Impatto Ambientale Sanitario;
3. Presenza maggioritaria dello Stato nella gestione diretta legata alla fase attuale e futura fino alla realizzazione del piano di decarbonizzazione del sito produttivo;
4. Nel caso della realizzazione dei tre forni elettrici, c’è un solo impianto DRI Italia finanziato dal Fondo di coesione sviluppo ed è destinato alla filiera della produzione dell’acciaio locale.
5. Verifica sull’utilizzo del gas metano mediante le infrastrutture TAP, Tempa Rossa e rete SNAM.
6. Piano di ripartenza reale basato sulla capacità produttiva e provvisoria degli altoforni al netto di tutti gli interventi strutturali per la loro messa in sicurezza;
7. Realizzazione della completa decarbonizzazione dello stabilimento entro l’anno 2030 e non il 2039 come stabilito dal Governo;
8. Verifica sulla fattibilità dell’impianto di desalinizzazione dell’acqua dentro il perimetro dello stabilimento ex ILVA con conferimento protetto delle salamoie non in mare;
9. Potenziamento della rete sanitaria locale, attraverso la prevenzione e l’accesso agli screening periodici per i lavoratori e cittadini.
Ecco perché invochiamo la politica e la scienza, ecco perché la vertenza ex ILVA non è la storia di una crisi solo industriale.
Facciamo appello a quella rete di associazioni, movimenti, partiti che intendono confrontarsi senza avvelenare il clima; siamo disponibili ad una modalità che unisca e non divida il territorio come, purtroppo, è successo quasi sempre in questi ultimi 13 anni.
Il documento è a firma del Segretario Generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo e del Segretario Generale della FIOM CGIL Taranto, Francesco Brigati.