PORTO DI TARANTO. D’ARCANGELO (CGIL) CHIAMA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA PALMISANO

Mi rivolgo al presidente della Provincia di Taranto sottoponendo alla sua attenzione il tema dello sviluppo del Porto di Taranto, un’infrastruttura imponente non solo per il territorio ma per l’intero Paese.
Assistiamo da anni alle promesse di rilancio e sviluppo del Porto di Taranto, all’indomani della crisi produttiva dell’ex ILVA che ha ridotto di tre quarti il traffico complessivo delle merci. Da anni sosteniamo il principio che le attività portuali debbano essere diversificate, anche sulla base delle esperienze già maturate da altre città portuali in Italia e all’estero.
Più di 10 anni fa il terminalista Evergreen TCT abbandonò il molo polisettoriale avviando di fatto una crisi economica e sociale che ancora oggi è viva e cammina sulle gambe dei circa 322 ex lavoratori in attesa di ricollocazione e naufraghi in mezzo al mare aggrappati alla scialuppa dell’IMA (indennità di mancato avviamento).
Neanche l’arrivo dei turchi di Yilport ha rappresentato un investimento determinante sulle attività del Porto considerando che ha assorbito una parte parziale della forza lavoro occupata con il precedente terminalista.
Il risultato? Traffici di merci sempre minori, traffico ro-ro inesistente, operatori commerciali e imprese che bypassano il porto di Taranto per andare altrove, una retroportualità finora limitata ad annunci stampa e nomina di CdA.
Il porto è da tempo il tema preferito per convegni, studi, e campagne elettorali che suonano invece come beffardi de profundis.
Oggi vi è un’altra prospettiva, avviata dallo stesso MASE, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con la possibilità di investimenti sulla produzione dell’energia alternativa attraverso la tecnologia eolica e l’eolico off-shore.
Temevamo un’altra fatamorgana e per questo nel febbraio del 2024, prganizzammo un momento di riflessione e lo stesso viceministro Rixi ci inviò una lettera mettendo in evidenza l’impegno politico del governo per il rilancio del porto. Concluse la sua nota con queste testuali parole che aupiscavano “gli interventi necessari affinché il porto di Taranto possa veleggiare verso una crescita costante.”
Sono passati più di 300 giorni da quando il decreto energia è diventato legge.
300 giorni di silenzio mentre i traffici del porto continuano ad essere segnati da simboli meno (-31,6 % rispetto al novembre 2024) e mentre quell’intendimento per l’attività di produzione, stoccaggio e assemblaggio per la componentistica eolica che occuperebbe 400mila metri quadrati dell’area portuale e la realizzazione di impianti off-shore galleggiante e fixed, sembra più un miraggio.
Se fossimo su una novel fantasy non ci sarebbe nulla da eccepire, ma invece è questa la triste realtà di un territorio che già soffre per altre complesse e drammatiche dinamiche di disimpegno industriale.
Nel frattempo, sempre all’interno di questi 300 giorni, abbiamo assistito all’abbandono di ogni idea di investimento da parte del player industriale di Renexia, che ha preferito la città portuale di Vasto per concentrare il proprio investimento da 500mln di euro e con una potenziale ricaduta occupazionale di circa 1500 posti di lavoro. E qui, neanche l’ombra di qualche altro investitore, o almeno, questo è quello che ci ha dato sapere.
Le scrivo, egregio Presidente, proprio per proporle un luogo fattuale in cui si possa finalmente aprire un luogo di confronto all’interno dell’istituzione che lei governa.
Un luogo come si direbbe in gergo di “confronto” che però sia in grado di andare
finalmente oltre l’intenzione per trasformarsi in volontà, impegno, lavoro.

A quel tavolo, a cui oltre l’autorità di sistema portuale, troverebbero spazio le associazioni datoriali, i rappresentanti istituzionali del territorio, i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio, come sindacato questo vorremmo portare.
Proviamo, almeno una volta, a unire le forze e le responsabilità per comprendere cosa ne sarà del Porto di Taranto e di un pezzo importante dello sviluppo del territorio che può creare occupazione di qualità e vivacità produttiva.
Confido nella sua sensibilità e nella sua responsabilità di giovane presidente di Provincia.
Abbiamo l’occasione di cambiare la storia e interrompere, finalmente, la dannazione di un potenziale da troppi anni inespresso.

Giovanni D’Arcangelo – segretario generale CGIL di Taranto