“In quella fabbrica non c’era un solo lavoratore a rischio. Ce n’erano 56. Cinquantasei potenziali vittime, chiamate quotidianamente a salire a 15 metri d’altezza per percorrere una passerella e pulire un nastro agglomerato con un aspiratore. Oggi è caduto Loris. Ma non è stata fatalità: poteva essere uno qualsiasi di loro. Queste non sono vittime di una fabbrica enorme dove il rischio di incidente è pressochè possibile. No Loris e gli altri sono vittime del menefreghismo, dell’ostinazione di chi si sente così potente da poter mandare avanti quella fabbrica anche se questo costa la vita ad un lavoratore che lascia orfani due figli”.
Così Daniele Simon, segretario generale della FILCAMS CGIL di Taranto, che in qualità di segretario del settore multiservizi rappresenta parte di quell’appalto ex ILVA, debole e sempre più esposto.
“Lo sciopero oggi non è la risposta definitiva – dice Barbara Neglia, segretaria regionale della FILCAMS CGIL Puglia– ma è l’unica forma che ci rimane per gridare una rabbia che ormai non ha più limiti. Perchè non solo restiamo inascoltati quando denunciamo, ai vari livelli, il grado di pericolosità di quella fabbrica ormai arrugginita e fatiscente, ma siamo costretti a registrare come freddi notai un dramma che ha responsabilità precise”.
“Dinamiche, inefficienze, – continua Simon – che devono pesare sulla coscienza di chi può fermare questa carneficina e invece non lo fa. Sulla morale (se mai ce l’hanno) di chi si approfitta della mancanza di lavoro del territorio per giocare con la vita e la morte di chi ogni mattina attraversa quei tornelli”.
Anche la FILCAMS ha indetto lo sciopero di 24 ore, proclamato anche dalle categorie metalmeccaniche ed edili.