OSPITE DELLO SPI CGIL TARANTO SALVATORE ATTANASIO CHIEDE: “VERITA’ PER MIO FIGLIO LUCA”

C’è ancora un fascicolo aperto presso la Procura di Roma. Sull’intestazione si legge “Omicidio Attanasio”: il giovane ambasciatore italiano trucidato il 22 febbraio del 2021 nel nord Kivu, area mineraria della Repubblica Democratica del Congo.

Le “Lettura sull’Africa e dall’Africa” volute dallo SPI CGIL arrivano a pochi giorni dall’omicidio a Taranto del bracciante malinese Bakary Sako. Una coincidenza assolutamente casuale che mette in luce però il lavoro che un uomo italiano come Luca Attanasio aveva cercato di mettere in atto per restituire dignità e speranza ai tanti africani che in Congo o in Italia costituiscono ancora l’anello debole dello sfruttamento e dell’emarginazione sociale.

A Grottaglie questa mattina a ripercorrere le pagine del libro di David Van Reybrouck “Congo” (edizioni Feltrinelli) c’erano però due ospiti d’onore.

Salvatore Attanasio, padre dell’ambasciatore italiano assassinato 5 anni fa e Pierre Kabeza Tambwe, sindacalista e rifugiato politico congolese.

Oggi abbiamo voluto dare memoria ad una personalità che ha tentato di sottrarre il popolo del Congo dalle logiche del potere e della sopraffazione – ha detto Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto – rivendichiamo la verità e il contributo del governo, dello Stato perché non c’è giustizia senza verità.

E’ un’occasione per riflettere e chiedere anche la verità sul caso di Luca Attanasio e di fronte ad indagini ancora non concluse – dice Paolo Peluso, segretario generale dello SPI CGIL di Taranto – ma anche per fare luce sulle responsabilità delle potenze mondiali che ancora sfruttano queste popolazioni creando condizioni di eterno conflitto interno.

La nostra sofferenza è quella del mondo – spiega Pierre Kabeza Tambwe, sindacalista e rifugiato politico congolese – perché il mio paese è strangolato da sempre dalle superpotenze mondiali. Accadde per la schiavitù, per la produzione di gomma o per l’uranio che serviva per produrre le armi atomiche, così come accade ora per le miniere di metalli che servono alle produzioni altamente tecnologiche. Il Congo poi incontrò Luca Attanasio, un giovane ambasciatore italiano che aveva capito la sofferenza di questo paese e tentava di conciliare il suo impegno diplomatico con il suo impegno umanitario.

In una sala gremita interviene anche Salvatore Attanasio, il papà di Luca.

Sul bavero della giacca porta una spilla. Si legge “Verità per Luca Attanasio”.

Attanasio è stato assassinato nella regione del Nord Kivu, nota a tutti per le ricchezze mineriarie del paese che purtroppo sono preda di tutte le multinazionali mondiali lasciando la popolazione in estrema povertà.

“In Congo c’è ancora una guerra in corso e Luca, mio figlio, con i suoi valori, la sua rettitudine e con la schiena dritta stava cercando di cambiare questa situazione cominciando dai bambini e dai giovani, dando loro la possibilità di avere un’istruzione, un’assistenza sanitaria – dice Salvatore Attanasio – Stava lavorando per questo Luca ma evidentemente ha dato fastidio e lo hanno eliminato con un barbaro attentato di stampo terroristico sul quale si sta ancora indagando perché si tratta di una storia complessa, avvenuta in un paese instabile e non collaborativo. Gli atti sono secretati ma speriamo di poter sapere presto i nomi e i cognomi responsabili di questo barbaro omicidio”.